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Wajib - Invito al matrimonio

  • Uscita:
  • Durata: 96min.
  • Regia: Anne-Marie Jacir
  • Cast: Amira Bawardi, Lama Tatour, Naheda Azzam Shorrosh, Mohammad Bakri, Blanche Mazzawi, Raja Dubayah, Monera Shehadeh, Henry Andrawes, Shams Bawardi, Ehab Bahous, Ossama Bawardi, Falah Zoabi, Jalil Abu Hanna, Bahjat Odeh, Ruba Blal, Sobhi Hosari, Samia Shanan, Emil Rock, Saleh Bakri
  • Prodotto nel: 2017 da OSSAMA BAWARDI PER APE&BJØRN, CIUDAD LUNAR PRODUCCIONES, JBA PRODUCTION
  • Distribuito da: SATINE FILM

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

Abu Shadi ha 65 anni e vive a Nazareth, in Palestina. Di professione insegnante, molto stimato, Abu Shadi ha cresciuto da solo i due figli dopo l'abbandono della moglie e la sua fuga in America con un altro uomo, e ora si appresta a vivere quello che è forse il giorno più bello della sua vita: il matrimonio della figlia Amal. Per l'occasione e per aiutarlo nei preparativi, è tornato nella città natale anche Shadi, l'altro figlio che ormai da tempo vive in Italia, dove lavora come architetto. Pur essendo ormai avvezzo agli usi occidentali e molto critico verso quanto accade nella regione, Shadi non si è sottratto al rispetto della locale consuetudine palestinese che prevede il "Wajib", il "dovere" da parte dei familiari, di consegnare personalmente le partecipazioni di nozze, come forma di rispetto verso gli invitati. Di casa in casa, con visite a familiari, amici o anche semplicemente vicini, Shadi e Abu Shadi si apprestano a trascorrere insieme un'intensa giornata on the road dedicata a incontri e consegne così come vuole la tradizione. Le porte di cristiani, mulsulmani e anche atei si aprono al loro arrivo. Ma se al cospetto degli invitati padre e figlio riescono a calarsi nel ruolo che tutti da loro si aspettano, nei momenti in cui sono soli, la diversa visione della vita e dei valori che ormai ampiamente li separa affiora man mano in superficie costringendoli a un inevitabile confronto.

Dalla critica

  • Cinematografo

    C’è una tradizione in Palestina secondo la quale le partecipazioni di nozze si consegnano personalmente, a mano, come forma di rispetto verso gli invitati. Questa consuetudine è al centro di Wajib (in arabo, “dovere”), terzo lungometraggio della regista palestinese Annemarie Jacir. Il film narra infatti la storia di un padre di nome Abu Shadi e di un figlio Shadi (i due straordinari Mohammed Bakri e Saleh Bakri, padre e figlio anche nella vita reale) che si trovano a Nazareth per consegnare direttamente gli inviti di nozze di Amal, rispettivamente figlia e sorella. Tutto si svolgerà nell’arco di una giornata e perlopiù all’interno della vecchia Volvo di Abu Shadi, un ambiente costretto dove i due per la prima volta si troveranno a dirsi cose finora non dette. Verranno fuori due posizioni opposte: da un lato quella più conciliante e tollerante verso il suo paese di Abu Shadi, un palestinese che vive in Palestina e che ha accettato di sottomettersi allo Stato d’Israele (lui è un insegnante e le scuole palestinesi sono attentamente monitorate dagli “Ispettori di conoscenza”che lavorano per il Ministero dell’Istruzione Israeliano), dall’altra quella più netta di Shadi, un giovane che si è trasferito da tempo all’estero e che ha difficoltà a riconoscersi nelle tradizioni e nei valori di coloro che hanno scelto di rimanere nella terra natia. Un conflitto generazionale che sarà amplificato dalla complessità del contesto socio politico in cui sono immersi: Nazareth, la più grande città della Palestina storica, ora Stato d’Israele, i cui abitanti sono palestinesi cristiani (40%) e musulmani (60%). Lì, in quella città carica di tensioni, vivono alcuni “palestinesi invisibili” che hanno accettato di vivere con diritti limitati pur di restare nel loro paese. Alla fine nessuno dei due protagonisti avrà ragione o torto, come un altro bel film libanese dello scorso anno, L’insulto, ci ricorda. Ma il passato è sempre presente e pronto ad affiorare. Wajib racconta così con grande intelligenza la storia di due uomini che provano entrambi dolore e rabbia, anche se non lo mostrano allo stesso modo, e ci promette una possibile riconciliazione.  

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